Foto by Poulomi Basu - https://www.wateraid.org
Foto by Poulomi Basu - https://www.wateraid.org

Le mestruazioni sono la cosa più naturale che esista nel mondo, probabilmente, perché è l'esistenza stessa delle mestruazioni, e del ciclo mestruale, che permette la vita.

Per quanto le donne vengano denigrate, maltrattate, violentate in qualsiasi angolo della Terra e per le ragioni più diverse, è grazie alle donne, e alle femmine in generale se parliamo del mondo animale, che esiste la vita.

Chiaro, servono anche gli uomini, o i maschi più in generale, ma, diciamocelo, il grosso del lavoro viene svolto dal sesso femminile, sia che si tratti di una donna, sia che si tratti di un'orsa, di una mucca o di una leonessa.




Ecco perché, soprattutto oggigiorno, le mestruazioni non devono più essere considerate un tabù, ma una cosa normalissima di cui le donne devono poter parlare con tranquillità sia tra di loro sia con gli uomini.

Eppure non è così in tutto il mondo e, anzi, in molti paesi le mestruazioni oltre ad essere considerate un tabù, un argomento off-limits, sono anche considerate una colpa, qualcosa di cui vergognarsi, qualcosa per cui nascondersi dalla famiglia e dal resto del villaggio.

È il caso del Chaupadi in Nepal, una tradizione antica che si cerca di cancellare. Vediamo di che si tratta...

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Il Chaupadi in Nepal, una tradizione antica da eliminare

In questo interessante articolo pubblicato dall'Associazione Water Aid viene raccontata la storia di Radha, all'epoca solo una sedicenne, costretta a trascorrere i giorni delle mestruazioni in una capanna, isolata dalla sua famiglia e dal suo villaggio.

In quei giorni, il cibo le viene servito lanciandoglielo, come se, anziché di una giovane donna, si trattasse di un animale indesiderato.




Radha vive a Jamu, un villaggio nel Nepal occidentale, e, in quei giorni, il suo status sociale è inferiore a quello di un cane, perché è mestruata.

Nonostante abbia solo 16 anni, per la durata del suo periodo mestruale, Radha non può entrare nella sua casa o mangiare nient'altro che riso bollito. Non può toccare altre donne - nemmeno la nonna o la sorella - perché il suo tocco le inquinerebbe. Sorte peggiore toccherebbe a un uomo o un ragazzo se Radha li toccasse perché, d'altronde, in quei giorni una ragazza mestruata è sporca, è una cosa potente e inquinante. Insomma, qualcosa da temere e da evitare.

Questo, in poche parole, è il Chaupadi, una pratica antica, legata a vecchie tradizioni che denigrano e umiliano la donna, che si cerca di combattere e superare.

Il termine Chaupadi o cchaupadi deriva dalla parola "chhau" o "chau" che originariamente significava "mestruazioni" ma che nel dialetto Rawte di Achham è venuto a significare "donna mestruata intoccabile" e dalla parola "padi" che significa "donna".



Quanto è esteso il fenomeno del Chaupadi

Un'indagine condotta nel 2010 sulle regioni centro-occidentali del Nepal ha evidenziato che il 19 per cento delle donne era stata costretta almeno una volta a vivere nei capannoni di chhaupadi.

Questa cifra già molto elevata è niente se confrontata con altre zone del Nepal, dove questa percentuale sale al 52 per cento nelle zone montane della parte occidentale dello Stato e al 50 per cento nelle lontane colline occidentali.

Come si combatte il Chaupadi

Nel 2005 la Corte suprema del Nepal ha dichiarato questa antica pratica illegale. Tre anni dopo, nel 2008, il Ministero delle Donne, dei Bambini e del Welfare ha emanato delle linee guida volte a sradicare il Chaupadi ma, purtroppo, ancora oggi viene praticato in alcune zone remote del Nepal occidentale, dove è molto difficile far applicare la legge.

L'ultimo aggiornamento su questo tema è recente e risale all'agosto di quest'anno quando il parlamento del Nepal ha approvato una legge definitiva contro il Chaupadi che dovrebbe entrare in vigore tra circa un anno, nell'agosto del 2018.

La nuova legge prevede per chiunque costringerà le donne all'isolamento forzato pene sia pecuniarie, con multe fino 3000 rupie (circa 29 dollari), sia detentive fino a tre mesi di prigione.



Conclusioni: danni non solo psicologici e fisici

Ogni giorno, 300 milioni delle due miliardi di donne e ragazze in età fertile in tutto il mondo hanno le mestruazioni.

Ogni giorno, i tabù, le restrizioni e l'ignoranza che ancora esistono sul tema delle mestruazioni costano milioni di dollari e danneggiano lo sviluppo, la salute e il benessere delle donne dei paesi in via di sviluppo.

Secondo uno studio condotto sempre dall'Associazione Water Aid chiamato "Menstrual hygiene matters; A resource for improving menstrual hygiene around the world, written by Sarah House, Thérèse Mahon and Sue Cavill" nel 2012, che ha visto coinvolte 204 studentesse del Nepal, il 53% delle quali ammette che durante i giorni delle mestruazioni non frequentano la scuola, si evince che le ragioni sono principalmente queste:

  • mancanza di privacy per la pulizia/lavaggio: 41,4%;
  • mancanza di dispositivi igienici (assorbenti) e vestiti adeguati: 28,2%;
  • mancanza di acqua necessaria per pulirsi: 22,7%;
  • dolore/disagio: 16,2%;
  • vergogna: 9,1%;
  • credenze socio-culturali: 5,4%;
  • paura di avere perdite e sporcarsi: 4,5%.

Appare evidente che, se da una parte pratiche come il Chaupadi sono deleterie e dannose per le donne, non sono l'unico problema che deve essere affrontato e risolto quanto prima per poter garantire, all'alba del 2018, una vita dignitosa per tutte le donne del mondo che, ancora oggi, si vedono costrette a nascondersi, isolarsi o vergognarsi di una cosa, le mestruazioni, assolutamente normale e naturale, che non può e non deve in nessun modo condizionare e pregiudicare la vita delle donne.



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